Parte 1 · Le radici del percorso
Dalla Mente → al Corpo → all’Anima
La MAPPA rappresenta i tre grandi interrogativi attraverso i quali possiamo leggere, in un determinato momento, la nostra esperienza:
Accorgersi ➔ Riconoscere ➔ Scaricare ➔ Regolare ➔ Integrare ➔ La Pace Calda della Nuova Consapevolezza e Mi Scelgo »»» Scegliere
Le prime cinque parole rappresentano i passaggi esperienziali. La Pace Calda e Mi Scelgo non è una semplice tappa da raggiungere, ma il raggiungimento di uno Stato Personale Nuovo — ciò che può diventare possibile quando recuperiamo contatto, regolazione e presenza.
Il ponte verso la trasformazione della nostra identità e una maggiore possibilità di scegliere:
Percorso ➔ Consapevolezza ➔ Trasformazione
Ci sono momenti in cui la mente corre così tanto da non lasciarci più spazio. Pensiamo, analizziamo, prevediamo, controlliamo. Cerchiamo soluzioni ai problemi di lavoro, alle relazioni, alla casa, al futuro. E spesso continuiamo a farlo anche quando il corpo ci sta già dicendo che è troppo.
Dalla mente al corpo nasce da una domanda semplice:
Cosa succede se, per un momento, smettiamo di cercare una soluzione con la mente e iniziamo ad ascoltare ciò che sta accadendo nel corpo?
Il corpo non è qualcosa che viene dopo il pensiero. È il luogo in cui spesso l’esperienza si manifesta prima ancora che riusciamo a comprenderla. Per questo il percorso accompagna gradualmente, attraverso cinque passaggi, dalla mente al corpo:
Accorgersi ➔ Riconoscere ➔ Scaricare ➔ Regolare ➔ Integrare »»» Scegliere
Sono cinque momenti nei quali imparare ad ascoltare il corpo, riconoscere i segnali dell’attivazione, dare una possibilità di espressione alla tensione, ritrovare regolazione e infine tornare alla propria vita con una maggiore possibilità di scelta.
Non si tratta di eliminare l’ansia con la forza. Si tratta di imparare a starci in un modo diverso, ad attraversarla con maggiore consapevolezza, regolazione e presenza.
L’ansia non viene affrontata soltanto attraverso ciò che pensiamo, ma attraverso il modo in cui mente, corpo, ambiente e relazione si influenzano reciprocamente.
Ciò che pensiamo modifica ciò che sentiamo; ciò che sentiamo modifica il nostro stato fisiologico; e il nostro stato fisiologico può, a sua volta, influenzare il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade.
Non cerchiamo quindi un “colpevole” dell’ansia. Impariamo ad osservare il dialogo continuo tra ciò che pensiamo, ciò che sentiamo, ciò che accade nel corpo e ciò che incontriamo nel mondo.
Il lavoro è graduale e rispettoso: non è necessario forzare una sensazione, una memoria o un’emozione.
Alla base del percorso dialogano contributi delle neuroscienze, della psicofisiologia, degli studi sulla regolazione del sistema nervoso, dell’approccio corporeo e della psicoterapia, insieme agli apporti della teoria polivagale.
Questi riferimenti vengono utilizzati come cornice di lavoro e orientamento dell’esperienza, senza trasformarli in etichette diagnostiche o in spiegazioni uniche dell’esperienza personale.
Prima di attraversare l’ansia, possiamo imparare a riconoscere come la stiamo vivendo. La MAPPA del percorso comprende tre assi di riferimento:
L’ansia può emergere anche quando questi riferimenti entrano in contrasto: quando sentiamo di dover essere all’altezza ma non ci sentiamo abbastanza, quando cerchiamo di controllare ciò che non possiamo prevedere, quando il bisogno di sicurezza si confronta continuamente con la percezione del pericolo.
I cinque passaggi accompagnano e orientano, danno una direzione alle esperienze e possono contribuire a creare una nuova mappa.
Non sono tappe rigide, né una sequenza che tutti devono attraversare nello stesso modo. Sono possibilità di esperienza.
All’inizio possiamo riuscire soltanto ad accorgerci di una tensione. In un momento successivo possiamo riconoscerla, darle un nome, permetterle di muoversi, ritrovare una condizione di maggiore regolazione. E, da lì, forse, tornare alla vita con una possibilità di scelta che prima sembrava più lontana.
Non si tratta di arrivare tutti allo stesso punto. Non è una gara. È un invito a scoprire che cosa, per ciascuno, può diventare possibile.
Ogni nuova consapevolezza può diventare un ponte tra il percorso e la trasformazione:
Percorso ➔ Consapevolezza ➔ Trasformazione
Ci permettiamo di essere attraversati da ciò che accade ➔ e così, toccati da sensibilità nuove ➔ si apre il flusso delle emozioni ➔ ed emergono “nuovi cieli e territori”.
La nostra mappa prende nuova vita. Non necessariamente perché il mondo è diventato diverso, ma perché è cambiato il modo in cui possiamo abitarlo.
Io ➔ L’altro ➔ Il Gruppo ➔ Insieme
Il percorso non è solo un viaggio individuale. Una parte importante è la condivisione e il confronto con gli altri. Ascoltare una persona raccontare ciò che sente permette di riconoscere qualcosa che non riuscivamo ancora a nominare dentro di noi.
Scoprire che un altro conosce quella stessa tensione, paura, o difficoltà a fermarsi, può modificare profondamente il modo in cui guardiamo alla nostra esperienza.
Il gruppo diventa parte del percorso: non perché gli altri debbano risolvere ciò che viviamo, ma perché la loro presenza può intrecciare attorno a noi un’esperienza concreta di Sicurezza, Riconoscimento e Appartenenza.
Il percorso insieme in gruppo non chiede di raccontare per forza la propria storia. Non è necessario partire dal passato, spiegare tutto o ricostruire ogni avvenimento. Partiamo da ciò che c’è adesso: dal respiro, dalla tensione, da una sensazione, da un movimento, da ciò che il corpo sta cercando di comunicarci. Per alcune persone questo può essere sufficiente per ritrovare maggiore spazio, presenza e regolazione.
Per altre, invece, il percorso può aprire una domanda più profonda. E allora può esistere un secondo viaggio: quello individuale. Il lavoro individuale permette, quando necessario, di entrare più profondamente nella propria storia, nelle esperienze personali, nelle relazioni e nelle ferite che hanno contribuito a costruire il proprio modo di stare al mondo.
Sono due livelli diversi, che possono dialogare senza confondersi. Il gruppo non sostituisce il lavoro psicoterapeutico individuale: può rappresentare uno spazio esperienziale e un possibile punto di partenza verso un lavoro più riservato.

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