Parte 1 · Le radici del percorso

PERCORSO ESPERIENZIALE IN PICCOLO GRUPPO PER ATTRAVERSARE L’ANSIA

«e ritrovare il noi che scalda e sa di casa»

Dalla Mente → al Corpo → all’Anima

LE RADICI DEL VIAGGIO INSIEME

La mappa

La MAPPA rappresenta i tre grandi interrogativi attraverso i quali possiamo leggere, in un determinato momento, la nostra esperienza:

  • 1. Adeguatezza e valore personale: «Mi sento abbastanza? Mi sento all’altezza?»
    Da “mi sento abbastanza” a “mi sento inadeguato/a”.
  • 2. Controllo e prevedibilità: «Quanto sento di poter incidere su ciò che vivo? Quanto riesco a prevedere ciò che accadrà?»
  • 3. Sicurezza e pericolo: «Il mondo mi appare sufficientemente sicuro o prevalentemente minaccioso?»

Il percorso

Accorgersi ➔ Riconoscere ➔ Scaricare ➔ Regolare ➔ Integrare ➔ La Pace Calda della Nuova Consapevolezza e Mi Scelgo »»» Scegliere

Il percorso: cinque passaggi in cerchio Cinque passaggi disposti in cerchio e collegati da frecce: Accorgersi, Riconoscere, Scaricare, Regolare, Integrare. Al centro: La Pace Calda della Nuova Consapevolezza. Dal centro una freccia porta a: Mi Scelgo, e quindi Scegliere. Accorgersi Riconoscere Scaricare Regolare Integrare La Pace Calda della Nuova Consapevolezza Mi Scelgo → Scegliere

Le prime cinque parole rappresentano i passaggi esperienziali. La Pace Calda e Mi Scelgo non è una semplice tappa da raggiungere, ma il raggiungimento di uno Stato Personale Nuovo — ciò che può diventare possibile quando recuperiamo contatto, regolazione e presenza.

La Consapevolezza Nuova

Il ponte verso la trasformazione della nostra identità e una maggiore possibilità di scegliere:

Percorso ➔ Consapevolezza ➔ Trasformazione

“Ricorda che non sei solo/a.”

PERCHÉ NASCE QUESTO PERCORSO?

Ci sono momenti in cui la mente corre così tanto da non lasciarci più spazio. Pensiamo, analizziamo, prevediamo, controlliamo. Cerchiamo soluzioni ai problemi di lavoro, alle relazioni, alla casa, al futuro. E spesso continuiamo a farlo anche quando il corpo ci sta già dicendo che è troppo.

Dalla mente al corpo nasce da una domanda semplice:
Cosa succede se, per un momento, smettiamo di cercare una soluzione con la mente e iniziamo ad ascoltare ciò che sta accadendo nel corpo?

Il corpo non è qualcosa che viene dopo il pensiero. È il luogo in cui spesso l’esperienza si manifesta prima ancora che riusciamo a comprenderla. Per questo il percorso accompagna gradualmente, attraverso cinque passaggi, dalla mente al corpo:

Accorgersi ➔ Riconoscere ➔ Scaricare ➔ Regolare ➔ Integrare »»» Scegliere

Sono cinque momenti nei quali imparare ad ascoltare il corpo, riconoscere i segnali dell’attivazione, dare una possibilità di espressione alla tensione, ritrovare regolazione e infine tornare alla propria vita con una maggiore possibilità di scelta.

Non si tratta di eliminare l’ansia con la forza. Si tratta di imparare a starci in un modo diverso, ad attraversarla con maggiore consapevolezza, regolazione e presenza.

MENTE E CORPO: UN DIALOGO CONTINUO

L’ansia non viene affrontata soltanto attraverso ciò che pensiamo, ma attraverso il modo in cui mente, corpo, ambiente e relazione si influenzano reciprocamente.

Ciò che pensiamo modifica ciò che sentiamo; ciò che sentiamo modifica il nostro stato fisiologico; e il nostro stato fisiologico può, a sua volta, influenzare il modo in cui interpretiamo ciò che ci accade.

Non cerchiamo quindi un “colpevole” dell’ansia. Impariamo ad osservare il dialogo continuo tra ciò che pensiamo, ciò che sentiamo, ciò che accade nel corpo e ciò che incontriamo nel mondo.

COME SI SVOLGE L’ESPERIENZA

“La mente ci racconta ciò che sta accadendo. Il corpo ci mostra come lo stiamo vivendo.”

Il lavoro è graduale e rispettoso: non è necessario forzare una sensazione, una memoria o un’emozione.

Alla base del percorso dialogano contributi delle neuroscienze, della psicofisiologia, degli studi sulla regolazione del sistema nervoso, dell’approccio corporeo e della psicoterapia, insieme agli apporti della teoria polivagale.

Questi riferimenti vengono utilizzati come cornice di lavoro e orientamento dell’esperienza, senza trasformarli in etichette diagnostiche o in spiegazioni uniche dell’esperienza personale.

LA MAPPA E IL PERCORSO NELL’ESPERIENZA

Prima di attraversare l’ansia, possiamo imparare a riconoscere come la stiamo vivendo. La MAPPA del percorso comprende tre assi di riferimento:

  • 1. ADEGUATEZZA E VALORE PERSONALE
    Da “mi sento inadeguato/a” a “mi sento abbastanza”
    Domanda di riferimento: Mi sento abbastanza? Mi sento all’altezza?
  • 2. CONTROLLO E PREVEDIBILITÀ
    Da “mi sento senza possibilità di gestione nella mia vita” a “mi sento in padronanza”
    Domanda di riferimento: Quanto sento di poter incidere su ciò che vivo? Quanto riesco a prevedere ciò che accadrà?
  • 3. SICUREZZA E PERICOLO
    Da “mi sento minacciato” a “mi sento sicuro e tranquillo”
    Domanda di riferimento: Il mondo mi appare sufficientemente sicuro o prevalentemente minaccioso?

L’ansia può emergere anche quando questi riferimenti entrano in contrasto: quando sentiamo di dover essere all’altezza ma non ci sentiamo abbastanza, quando cerchiamo di controllare ciò che non possiamo prevedere, quando il bisogno di sicurezza si confronta continuamente con la percezione del pericolo.

“La mappa non è tutto il territorio possibile. È il modo in cui, in quel momento, riusciamo a leggerlo.”

I CINQUE PASSAGGI

I cinque passaggi accompagnano e orientano, danno una direzione alle esperienze e possono contribuire a creare una nuova mappa.

“Non lasciamoci nel territorio dello strisciante spegnimento dei sensi.”

Non sono tappe rigide, né una sequenza che tutti devono attraversare nello stesso modo. Sono possibilità di esperienza.

All’inizio possiamo riuscire soltanto ad accorgerci di una tensione. In un momento successivo possiamo riconoscerla, darle un nome, permetterle di muoversi, ritrovare una condizione di maggiore regolazione. E, da lì, forse, tornare alla vita con una possibilità di scelta che prima sembrava più lontana.

Non si tratta di arrivare tutti allo stesso punto. Non è una gara. È un invito a scoprire che cosa, per ciascuno, può diventare possibile.

Ogni nuova consapevolezza può diventare un ponte tra il percorso e la trasformazione:

Percorso ➔ Consapevolezza ➔ Trasformazione

Ci permettiamo di essere attraversati da ciò che accade ➔ e così, toccati da sensibilità nuove ➔ si apre il flusso delle emozioni ➔ ed emergono “nuovi cieli e territori”.

La nostra mappa prende nuova vita. Non necessariamente perché il mondo è diventato diverso, ma perché è cambiato il modo in cui possiamo abitarlo.

“Innamorarci continuamente della vita piace a tutti, ma ce ne dimentichiamo.”
“Tocchiamo ciò che conta per noi, vada come vada: questo è l’essenziale.”

IO E GLI ALTRI

Io ➔ L’altro ➔ Il Gruppo ➔ Insieme

Il percorso non è solo un viaggio individuale. Una parte importante è la condivisione e il confronto con gli altri. Ascoltare una persona raccontare ciò che sente permette di riconoscere qualcosa che non riuscivamo ancora a nominare dentro di noi.

Scoprire che un altro conosce quella stessa tensione, paura, o difficoltà a fermarsi, può modificare profondamente il modo in cui guardiamo alla nostra esperienza.

Il gruppo diventa parte del percorso: non perché gli altri debbano risolvere ciò che viviamo, ma perché la loro presenza può intrecciare attorno a noi un’esperienza concreta di Sicurezza, Riconoscimento e Appartenenza.

“Il sesto senso del percorso: ricordarsi che non sei solo/a.”

UN PERCORSO, NON UN’ETICHETTA

Il percorso insieme in gruppo non chiede di raccontare per forza la propria storia. Non è necessario partire dal passato, spiegare tutto o ricostruire ogni avvenimento. Partiamo da ciò che c’è adesso: dal respiro, dalla tensione, da una sensazione, da un movimento, da ciò che il corpo sta cercando di comunicarci. Per alcune persone questo può essere sufficiente per ritrovare maggiore spazio, presenza e regolazione.

Per altre, invece, il percorso può aprire una domanda più profonda. E allora può esistere un secondo viaggio: quello individuale. Il lavoro individuale permette, quando necessario, di entrare più profondamente nella propria storia, nelle esperienze personali, nelle relazioni e nelle ferite che hanno contribuito a costruire il proprio modo di stare al mondo.

Sono due livelli diversi, che possono dialogare senza confondersi. Il gruppo non sostituisce il lavoro psicoterapeutico individuale: può rappresentare uno spazio esperienziale e un possibile punto di partenza verso un lavoro più riservato.


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